Ven 13 Marzo 2026

Una spinta da 93 milioni per far ripartire le piccole imprese campane

NEWSUna spinta da 93 milioni per far ripartire le piccole imprese campane

In Campania, dove il tessuto produttivo è fatto soprattutto di micro e piccole imprese, ogni intervento pubblico capace di alleggerire il peso degli investimenti può trasformarsi in un vero spartiacque. È il caso del nuovo Fondo Regionale per la Crescita (FRC), pubblicato dalla Regione Campania e finanziato con 93,46 milioni di euro provenienti dal programma FESR Campania 2021–2027. Una misura che non si limita a distribuire risorse, ma prova a incidere sulla capacità delle aziende di innovare, crescere e restare competitive in un mercato sempre più selettivo.

Il bando si rivolge a micro e piccole imprese iscritte alla Camera di Commercio da almeno 12 mesi e ai liberi professionisti con partita IVA attiva da almeno un anno. Una platea ampia, che rispecchia la struttura economica regionale: botteghe artigiane, studi tecnici, piccole aziende manifatturiere, attività commerciali, professionisti che spesso lavorano in solitudine e che, senza un sostegno esterno, difficilmente riuscirebbero a sostenere investimenti significativi.

Il contributo previsto è particolarmente interessante: ogni progetto può ottenere tra 30.000 e 150.000 euro, suddivisi in due componenti – 50% a fondo perduto e 50% come finanziamento a tasso zero. Una formula che riduce drasticamente il rischio per chi decide di innovare, soprattutto in un periodo in cui l’accesso al credito resta complicato e i tassi bancari non sono sempre favorevoli.

Gli investimenti ammissibili spaziano dall’acquisto di macchinari e attrezzature alla digitalizzazione dei processi, passando per software gestionali, tecnologie per l’automazione, sistemi per migliorare la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica. In altre parole, tutto ciò che può rendere un’impresa più moderna, più produttiva e più capace di competere non solo sul mercato locale, ma anche su quello nazionale e internazionale.

Durante gli incontri informativi organizzati da associazioni di categoria e sportelli territoriali, molti imprenditori hanno espresso un sentimento comune: la sensazione che, finalmente, ci sia un’occasione concreta per fare quel salto di qualità rimandato da anni. C’è chi sogna di acquistare un nuovo macchinario per aumentare la produzione, chi vuole digitalizzare il proprio laboratorio, chi punta a rinnovare un vecchio impianto per ridurre i consumi energetici. Per molti professionisti, invece, il fondo rappresenta la possibilità di aggiornare strumenti e competenze, in un mercato dove la tecnologia corre più veloce delle persone.

Il FRC non è solo un incentivo economico: è un segnale politico e sociale. In una regione che lotta da decenni contro disoccupazione, precarietà e fuga di talenti, investire sulle piccole realtà significa investire sulle comunità. Ogni laboratorio che si rinnova, ogni studio professionale che cresce, ogni impresa che assume anche una sola persona in più contribuisce a costruire un’economia più solida e meno dipendente da fattori esterni.

Naturalmente, non mancano le criticità. Alcuni imprenditori temono la complessità burocratica, altri temono di non riuscire a rispettare i tempi di rendicontazione. Ma la percezione generale è che, rispetto al passato, la Regione stia cercando di semplificare i processi e di rendere più accessibile la partecipazione ai bandi. La presenza di una quota a fondo perduto, inoltre, rappresenta un incentivo forte anche per chi ha margini di investimento molto ridotti.

In un Sud spesso raccontato solo attraverso difficoltà e ritardi, il Fondo Regionale per la Crescita offre una narrazione diversa: quella di un territorio che prova a rialzarsi partendo dalle sue radici produttive, dalle sue competenze diffuse, dalla creatività e dalla resilienza di chi ogni giorno apre la serranda e prova a costruire valore. Non sarà una misura risolutiva, ma è un passo nella direzione giusta. E, per molte imprese campane, potrebbe essere il passo che fa davvero la differenza.

Stefano Botta

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