Gio 18 Giugno 2026

Trump rilancia la sfida sui dazi: nuove tariffe alla Cina e mercati in fibrillazione

ATTUALITA'Trump rilancia la sfida sui dazi: nuove tariffe alla Cina e mercati in fibrillazione

Il 7 aprile 2025, Donald Trump è tornato a far parlare di sé, questa volta annunciando un ulteriore aumento dei dazi contro la Cina. Il tycoon ha promesso un’imposta del 50% sulle importazioni cinesi, come risposta diretta alle recenti ritorsioni commerciali di Pechino. Un gesto che conferma la linea dura dell’ex presidente – e attuale candidato per il 2024 – contro la seconda economia mondiale, ma che allo stesso tempo sembra aprire nuovi scenari negoziali.

Sì, perché nonostante i toni accesi, Trump ha lasciato uno spiraglio aperto al dialogo con i partner commerciali colpiti dalle sue politiche tariffarie, segnale che – forse – il pragmatismo potrebbe ancora avere spazio nella sua strategia.

Intanto, Wall Street ha vissuto un sussulto. A far salire brevemente i mercati è stata la notizia – poi rivelatasi infondata – di una possibile sospensione delle tariffe da parte di Trump. Il malinteso è nato da un’intervista rilasciata da Kevin Hassett, direttore del Consiglio Economico Nazionale della Casa Bianca, le cui parole sono state interpretate (male) come un segnale di distensione. Quando è arrivata la smentita ufficiale, l’euforia si è rapidamente spenta, dimostrando quanto le piazze finanziarie siano sensibili (e nervose) sul tema dei dazi.

Ma Trump non sembra intenzionato a tornare indietro. Anzi, ha rilanciato: secondo lui, i dazi non solo stanno funzionando, ma non avrebbero nemmeno contribuito all’aumento dell’inflazione. Ha puntato il dito contro la Cina, accusandola di squilibri commerciali e difendendo la sua politica come una necessaria correzione di rotta rispetto alle amministrazioni precedenti.

Sul fronte opposto, però, iniziano a levarsi voci preoccupate. Figure di primo piano del mondo economico, come Jamie Dimon (JP Morgan) e Bill Ackman (Pershing Square Capital Management), hanno espresso forte preoccupazione. Temono che l’inasprimento delle tariffe possa spingere l’economia globale verso una recessione e aggravare le pressioni inflazionistiche. Ackman, in particolare, ha proposto una pausa di 90 giorni nella guerra commerciale per favorire nuove trattative, evocando lo spettro di una “guerra economica nucleare” se le tensioni non verranno disinnescate.

E tra le conseguenze più curiose ma significative di questo clima teso, c’è anche la sorte di TikTok. Trump ha rivelato che un accordo per la cessione dell’app in territorio americano era praticamente pronto, ma tutto è saltato proprio a causa dell’aumento dei dazi. Il presidente ha lasciato intendere che una riduzione delle tariffe potrebbe riaprire la trattativa.

Insomma, la partita sui dazi è tutt’altro che chiusa. Trump continua a giocare su più tavoli, tra muscoli e diplomazia, mentre il mondo osserva con attenzione. Perché da questa sfida commerciale, in un’economia sempre più interconnessa, potrebbero dipendere equilibri ben più ampi di una semplice bilancia commerciale.

Stefano Botta

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