“Sono viva, ma lui è libero”. Il caso di Sant’Anastasia e la vergogna delle violenze ignorate
In Italia, ogni anno, centinaia di donne subiscono violenze da parte dei propri compagni o ex compagni. Per molte di loro, denunciare non basta: la legge interviene con lentezza, i processi si allungano e, troppo spesso, gli aggressori restano liberi, pronti a colpire ancora. È un dato che si traduce in una strage silenziosa: nel 2024 oltre cento donne hanno perso la vita per mano di uomini che dicevano di amarle, e il 2025 sembra tristemente destinato a confermare la stessa tendenza.
Dietro queste cifre ci sono volti, storie e famiglie spezzate. Come quella di una donna di Sant’Anastasia che lo scorso 17 marzo ha visto la propria vita cambiare per sempre. Aggredita dal marito(dal quale sta attualmente separandosi legalmente) davanti alle figlie piccole, ha subito una frattura pluriframmentaria del pavimento orbitale destro, la perdita di ciocche di capelli e un intervento chirurgico con l’inserimento di una protesi all’occhio. Una scena di sangue che le sue bambine non dimenticheranno facilmente.
Oggi, a sei mesi di distanza, quella donna cerca con coraggio di andare avanti. Ma ogni volta che si guarda allo specchio deve fare i conti con un volto asimmetrico e con il dolore di un corpo segnato per sempre. Soprattutto, deve convivere con una paura costante: il suo aggressore è ancora libero.
Nonostante la denuncia e l’attivazione del “Codice Rosso”, infatti, nessuna misura cautelare – né arresto, né divieto di avvicinamento, né braccialetto elettronico – è stata disposta nei confronti dell’uomo. L’unica tutela ottenuta riguarda gli incontri con le figlie, che possono avvenire solo in un centro specializzato e sotto sorveglianza.
Le accuse dell’avvocato
L’avvocato della donna, Hilary Sedu, non nasconde la sua amarezza:
“Quella sera l’uomo doveva essere arrestato, i fatti erano chiari e gravissimi. Ancora più vergognoso ed eticamente scorretto è il referto medico redatto dal primario del reparto maxillo-facciale del Policlinico della Federico II, che ha minimizzato l’accaduto. Secondo lui il trauma all’occhio non sarebbe stato causato da un pugno, ma da un impatto con un piccolo oggetto contundente, arrivando persino a sostenere che la donna fosse scivolata sullo smartphone. Una ricostruzione inaccettabile, che sembra voler ridimensionare la violenza subita. Questi atteggiamenti, uniti a comportamenti discutibili di alcuni militari intervenuti, fanno pensare a possibili influenze esercitate dalla nota e potente azienda per la quale lavora l’uomo. È un comportamento che mortifica la giustizia e le vittime”.
L’appello alla politica
Di fronte a tanta sofferenza e a una giustizia che sembra cieca, la donna ha deciso di rivolgersi all’on. Francesco Emilio Borrelli, che ha raccolto il suo appello.
“Siamo di fronte a un caso gravissimo – dichiara Borrelli –. Una donna è viva per miracolo, ha riportato danni permanenti e le sue figlie hanno assistito a una scena agghiacciante, eppure il suo aggressore è libero. È una vergogna. Non possiamo chiedere alle donne di denunciare se poi lo Stato le abbandona. Serve un’applicazione rigorosa del Codice Rosso e misure cautelari immediate per chi si macchia di violenza, altrimenti continueremo a piangere vittime innocenti”.
Il deputato ha annunciato la presentazione di una interrogazione parlamentare al Ministero della Giustizia per fare chiarezza sulle decisioni prese e per sollecitare un rafforzamento delle misure cautelari nei casi di violenza domestica. Contestualmente, si farà promotore di un esposto agli organi di controllo sanitari e giudiziari per verificare la correttezza del referto medico contestato.
Una battaglia per tutte
La vittima, che oggi prova a ricostruire la propria vita insieme alle figlie, ha lanciato un messaggio di grande dignità:
“Sono grata al Signore perché sono viva e perché le mie figlie hanno ancora la loro mamma. Ma non posso vivere nella paura che lui torni. Non riesco neanche a lavorare, faccio fatica in ogni gesto quotidiano. Chiedo che la mia vicenda non venga dimenticata, perché troppe donne non hanno avuto la mia stessa possibilità di raccontare la loro storia”.
La sua voce si unisce a quella di tante altre donne che hanno trovato il coraggio di denunciare. Ma il coraggio, da solo, non basta: servono risposte immediate, giustizia e protezione. Perché ogni rinuncia, ogni ritardo, ogni leggerezza può trasformarsi in un’altra vita spezzata.
Approfondimento – I numeri della violenza sulle donne
📊 Box Statistiche: Violenza di Genere in Italia
| Indicatore | Valore / Fatti rilevanti |
| Percentuale di donne che subiscono violenza nella vita | Il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subìto nel corso della vita qualche forma di violenza fisica o sessuale. Istat |
| Violenza da partner o ex partner | 13,6% delle donne (circa 2,8 milioni) ha subito violenze fisiche o sessuali da partner attuale o ex. Istat |
| Violenza assistita da minori | Nel 2023, tra chi ha contattato il numero verde 1522: il 56% delle donne vittime ha figli, circa il 30,4% di queste ha figli minori. I figli hanno assistito alla violenza nel 71,7% dei casi e nel 28,3% l’hanno anche subita. Doppia Difesa |
| Femminicidi nel 2025 | Fino all’8 settembre 2025 sono stati monitorati 64 femminicidi, più casi di lesbicidi e trans*cidi, per un totale di 75 casi monitorati. Osservatorio nazionale NUDM |
| Tentati femminicidi | Almeno 57 tentati femminicidi segnalati nei media nazionali e locali nel 2025 finora. Osservatorio nazionale NUDM |
| Aumento degli omicidi da partner/ex partner | Nel secondo trimestre 2025, gli omicidi commessi da partner o ex partner delle vittime di genere femminile sono passati da 15 a 24 (incremento del ~60%) rispetto al trimestre precedente. TGCOM24 |
Fabio De Rienzo
