A Pianura, nella periferia occidentale di Napoli, in via Trencia, sorge da decenni un edificio che rappresenta uno dei casi più emblematici di abbandono e degrado urbano. Conosciuto come T1, il fabbricato è un ecomostro costruito abusivamente negli anni Settanta, acquisito al patrimonio comunale nel 1982, e mai davvero affrontato dalle istituzioni.
Composto da cinque piani più un seminterrato, oggi versa in condizioni estreme di pericolo: le strutture sono instabili, i ferri d’armatura sono visibili e corrosi, i calcinacci cadono di frequente e l’intera area si presenta come un ammasso fatiscente nel cuore del quartiere. L’edificio fu dichiarato inagibile nel luglio del 2008, dopo un grave incendio che colpì le scale interne e ne compromise l’agibilità. Gli abitanti vennero sgomberati in fretta e furia, senza nemmeno la possibilità di recuperare i propri beni.
Da allora, nulla è cambiato. Nessun intervento strutturale è stato effettuato, e la situazione resta congelata allo stato post-incendio. Oggi, l’edificio è completamente abbandonato, ma continua a rappresentare un rischio costante per la sicurezza pubblica, soprattutto per i minori che frequentemente si introducono all’interno, come documentato da diversi video amatoriali che circolano in rete. Alcuni di questi ragazzi riescono persino a raggiungere il tetto, sfidando ogni logica di sicurezza.
Il recente sciame sismico che ha interessato i Campi Flegrei ha riacceso l’allarme tra i residenti: diversi calcinacci si sarebbero staccati dall’edificio, accentuando il pericolo per chi abita nelle vicinanze o transita nella zona. Numerose segnalazioni sono state inoltrate nel tempo al Comune di Napoli e alla Prefettura, ma i cittadini lamentano la totale assenza di risposte concrete.
Dal punto di vista giuridico, la situazione si è complicata ulteriormente negli anni. Sul T1 gravano 23 richieste di condono per 43 unità immobiliari (36 appartamenti, 6 locali commerciali e 1 garage). Di queste:
12 erano state rigettate dal Comune, ma poi annullate dai tribunali amministrativi;
8 sono state definitivamente respinte;
3 risultano ancora in fase di contenzioso o archiviazione.
Recentemente, l’amministrazione ha riaperto le pratiche annullate dalla giustizia amministrativa e ha concluso nuove istruttorie, giungendo di nuovo a esiti negativi, attualmente in fase di notifica agli interessati.
Secondo i residenti della zona, è urgente un’azione definitiva: mettere in sicurezza l’intera area, impedire l’accesso all’edificio e pianificare un futuro che porti alla sua demolizione o recupero, in base all’evoluzione delle pratiche legali. Dopo 17 anni di immobilismo, il rischio di un nuovo incidente non può più essere ignorato.
Il T1 non è solo un problema di sicurezza: è anche il simbolo di una periferia lasciata a sé stessa. Un’ombra di cemento che grava da troppo tempo sulla dignità di un quartiere che chiede soltanto di essere ascoltato.
Fabio De Rienzo
