Tra notte e giorno, la città vacilla: microcriminalità in aumento, forze dell’ordine in affanno, cittadini e commercianti in ansia per la propria incolumità
Le strade di Napoli raccontano storie diverse, ma accomunate da un filo nero: paura, violenza e un senso di abbandono che cresce di ora in ora. Due episodi recenti – un assalto notturno a una tabaccheria di Poggioreale e una violenta rissa diurna in Piazza Principe Umberto, vicino alla Stazione Centrale – fanno tremare la città, mentre la microcriminalità si fa sentire con prepotenza.
Poggioreale: notte brava, urla e fuga
Nel cuore della notte, un gruppo di banditi ha preso di mira la Tabaccheria Galluccio a Poggioreale. Nonostante l’attivazione dell’allarme fumogeno, i malviventi hanno continuato a forzare la serranda fino a quando non sono stati messi in fuga dalle urla disperate dei proprietari, svegliati e pronti a difendere il loro negozio. Il bottino? Pare non ci sia stato, ma i danni materiali restano significativi, così come la tensione che si è riaccesa in famiglia.
Stazione Centrale: la rissa in pieno giorno e il silenzio delle auto di polizia
A poche ore di distanza, un’altra scena inquietante: una rissa esplode in Piazza Principe Umberto, a due passi dalla Stazione Centrale. Un video denuncia mostra l’aggressione, ma anche qualcosa di ancora più grave: un’auto che sembra appartenere a un corpo di polizia – individuata come mezzo della Guardia di Finanza – passa accanto alla violenza senza fermarsi o intervenire. Una semplicissima osservazione, ma che solleva enormi dubbi: se le forze dell’ordine non agiscono in pieno giorno, cosa significa per la legalità di tutta la zona?
Quando il degrado non è solo estetico
La Stazione Centrale non è solo una stazione: è un crocevia urbano e sociale, un’area dove povertà, marginalità e microcriminalità si intrecciano quotidianamente. Le risse non sono più episodi isolati, ma segnali di un’emergenza che si autoalimenta, mentre molti residenti e commercianti colgono nell’assenza di controllo un segnale di resa da parte delle istituzioni.
I numeri non mentono: la microcriminalità cresce
Le parole trovano eco anche nei dati. Secondo un’analisi recente, nella provincia di Napoli i reati denunciati nel 2024 sono stati 120.262, segnando un calo complessivo del 4,17% rispetto ai dodici mesi precedenti. Napolitan+2Metropolisweb+2
Tuttavia, alcuni fenomeni restano preoccupanti: le estorsioni, ad esempio, sono salite a 868 denunce (+9,6% su base annuale). Metropolisweb+1
Inoltre, secondo i dati del BES della Campania, la città metropolitana di Napoli è tra le province più colpite per denunce di borseggi (142,3 ogni 100.000 ab.) e rapine (94,1 ogni 100.000), indicatori tipici della microcriminalità. Istat
Secondo Numbeo, sito che misura la percezione della criminalità, l’indice di criminalità di Napoli è 62,24 su 100, con una sensazione particolarmente alta di rischio per furti, scippi e aggressioni. Numbeo
Napoli si posiziona inoltre al 13° posto in Italia per indice di criminalità nel 2024, con 132.499 denunce, pari a 4.478 reati ogni 100.000 abitanti. Napoli Village+2ANSA.it+2
Non da meno è il primato per alcuni reati predatori: la provincia di Napoli è al 1° posto in Italia per estorsioni e contrabbando, al 3° per furti d’auto e al 4° per rapine, scippi e usura. ANSA.it+2Napoli Village+2
Una speranza fragile, ma ancora presente
A fronte di questi numeri e di queste storie, Napoli ha bisogno di qualcosa di più di semplici promesse. Serve un piano di sicurezza efficace e strutturato, con un potenziamento reale delle forze dell’ordine sul territorio. Ma non basta solo la repressione: è urgente una riqualificazione urbana e sociale, per combattere non solo il crimine, ma anche le radici del disagio.
La città non può più restare ostaggio della paura. Quando cala la notte il male avanza, ma anche alla luce del giorno il degrado non conosce tregua. I cittadini si rifugiano nella speranza, ma quella speranza – l’ultima che resta – è sempre più fragile. Napoli ha bisogno di una luce che non si spenga, di un segnale che non sia solo denuncia, ma azione.
Fabio De Rienzo
