Dalle strade che cedono alle istituzioni che crollano: il prezzo della legalità mancata
A Marano di Napoli c’è una voragine che preoccupa i cittadini sul Corso Europa. Un buco nell’asfalto che richiama alla mente un’immagine più ampia, più profonda e più inquietante: quella di una voragine istituzionale che da anni attraversa interi territori della Campania.
La paura, inevitabilmente, è aumentata dopo il crollo di un edificio in via Cavour a Casoria, che ha causato oltre 115 sfollati. Episodi diversi, certo, ma uniti da un filo comune: la fragilità strutturale, materiale e amministrativa, di territori in cui l’emergenza è ormai la normalità.
A Marano oggi non c’è una giunta, non c’è un consiglio comunale eletto. A governare sono i commissari prefettizi. Figure chiamate a “tenere le redini”, ma che sempre più spesso appaiono come fantini costretti a rincorrere cavalli troppo veloci.
Garantire i servizi essenziali in territori dove l’emergenza è costante significa, senza giri di parole, garantire poco o nulla.
Il commissariamento non è una cura: è una sospensione. Una pausa forzata della democrazia che dovrebbe servire a ripristinare legalità e trasparenza, ma che nella pratica rischia di congelare problemi strutturali senza risolverli.
Una regione sotto commissariamento permanente
La Campania è tra le regioni italiane con il più alto numero di comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche.
Dal 1991 a oggi si contano oltre 120 provvedimenti di scioglimento, con diversi comuni colpiti più volte.
Non si tratta di episodi isolati, ma di un fenomeno sistemico, che attraversa decenni, colori politici, simboli di partito e campagne elettorali.
I comuni campani con più scioglimenti per infiltrazioni camorristiche
| Comune | Provincia | Numero di scioglimenti |
| Marano di Napoli | Napoli | 5 |
| Quindici | Avellino | 3 |
| Poggiomarino | Napoli | 3 |
| Melito di Napoli | Napoli | 2 |
| Caivano | Napoli | 2 |
| Casandrino | Napoli | 2 |
| Casal di Principe | Caserta | 2 |
A questi si aggiungono, nel corso degli anni, comuni come San Tammaro (CE), Solopaca (BN), Lauro e Forino (AV), Serrara Fontana (NA) e molti altri.
Il dato è chiaro: alle elezioni cambiano i nomi, i partiti, i simboli, ma troppo spesso non si spezza la continuità che lega criminalità organizzata, politica, amministrazione e imprenditoria.
Il meccanismo che non si rompe mai
Il cuore del problema è sempre lo stesso, ed è lì che i commissariamenti mostrano tutti i loro limiti.
Il politico colluso ottiene un doppio vantaggio:
- tangenti,
- pacchetti di voti, portati dai clan o da imprenditori sotto pressione, che in cambio dei lavori pubblici promettono posti di lavoro.
L’imprenditore ottiene l’accesso ad appalti da cui sarebbe escluso e la possibilità di continuare a lavorare anche in futuro.
Il clan incassa denaro, controlla i subappalti – spesso affidati a ditte riconducibili direttamente o indirettamente alla criminalità – e ottiene consenso sociale, creando occupazione e facendo circolare liquidità.
Un meccanismo oliato, efficace, apparentemente “funzionante”.
Ma è un sistema progettato per incepparsi: i lavori partono, si fermano, ripartono, non finiscono mai. Le opere restano incompiute, i territori restano fragili, le emergenze si moltiplicano.
E intanto la voragine si allarga.
Marano come simbolo
Marano di Napoli, con i suoi cinque scioglimenti, è diventata il simbolo nazionale di questo fallimento. Non per una “predisposizione criminale” della città, ma perché rappresenta tutto ciò che accade quando lo Stato arriva sempre dopo e la politica non riesce – o non vuole – recidere definitivamente i legami tossici.
La voragine sul Corso Europa non è solo una questione di asfalto.
È l’immagine concreta di una democrazia fragile, sospesa, che da troppo tempo vive in equilibrio precario tra emergenza e normalità.
Finché non si interverrà sulla qualità della classe dirigente, sulla trasparenza degli appalti e sulla responsabilità politica, i commissariamenti resteranno solo una parentesi.
E le voragini – fisiche e istituzionali – continueranno ad aprirsi.
Fabio De Rienzo
