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In carcere per spaccio e violenza, ma comanda ancora sui social

NEWSIn carcere per spaccio e violenza, ma comanda ancora sui social

Il caso di Luigi Pastore, braccio destro del boss dei Gionta

Nonostante sia detenuto nel carcere di Sant’Angelo dei Lombardi per spaccio di droga e violenza, Luigi Pastore – già condannato in via definitiva a tre anni di reclusione assieme al boss Luigi Albergatore, ritenuto ai vertici del clan Gionta di Torre Annunziata – continua a mantenere una presenza attiva sui social network, come se fosse libero.

A segnalarlo è una cittadina che ha documentato, con video e screenshot, l’attività costante del detenuto su diverse piattaforme: stories, dirette e post in cui Pastore si mostra in atteggiamenti provocatori, festeggia ricorrenze come Capodanno e Pasqua, ostenta il simbolo della vittoria con le dita, banconote e telefoni cellulari, sfidando apertamente lo Stato e l’autorità penitenziaria.

Un paradosso che riaccende i riflettori sull’uso illecito dei dispositivi elettronici all’interno delle carceri italiane, spesso utilizzati per mantenere i rapporti con l’esterno, dirigere attività criminali, intimidire o impartire ordini.

A raccogliere la segnalazione è il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, da anni in prima linea contro la criminalità organizzata e le falle del sistema carcerario:

“Quello che sta accadendo è vergognoso e inaccettabile. Luigi Pastore è stato condannato per traffico di droga e violenza dietro le sbarre, ma continua ad avere libertà d’azione attraverso i social come se nulla fosse. Da tempo denunciamo l’urgenza di intervenire seriamente con la schermatura elettronica dei padiglioni detentivi, per bloccare ogni forma di comunicazione illecita e impedire che i boss continuino a comandare dalle celle.

Borrelli sottolinea la pericolosità dei cellulari all’interno delle strutture penitenziarie:

“Ogni telefonino in carcere è un’arma in mano a chi ha scelto di vivere contro la legge. Le carceri devono tornare ad essere luoghi di rieducazione e sicurezza, non centrali operative della criminalità. Servono controlli più rigidi, misure tecnologiche adeguate e tolleranza zero verso chi viola le regole.”

Il deputato annuncia infine l’invio di una formale richiesta di intervento al Ministero della Giustizia: “Chiederò verifiche immediate su questa vicenda che mi è stata segnalata e misure urgenti per impedire l’utilizzo improprio dei dispositivi elettronici nel carcere di Sant’Angelo dei Lombardi.”

Una denuncia che solleva interrogativi su quanto sia realmente efficace il sistema di sicurezza nelle carceri italiane, e quanto ancora la criminalità organizzata riesca a esercitare il proprio potere, anche da dietro le sbarre.

Fabio De Rienzo

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