BOLOGNA – Immagini che parlano, storie che emozionano, vite che si intrecciano: questo è stato il cuore del contest fotografico SuperAbile Inail ‘Quello che ci unisce’. Ogni scatto è un piccolo miracolo di umanità, che racconta paure, speranze, ferite e la bellezza dei gesti quotidiani, ricordandoci che la diversità non è un limite, ma una ricchezza. Roma ha ospitato oggi la premiazione del concorso fotografico con un evento che si è svolto presso la Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, alla presenza del direttore generale Inail, Marcello Fiori, del direttore centrale prestazioni socio-sanitarie Giuseppe Mazzetti e di numerosi ospiti, tra cui lo speaker motivazionale Arturo Mariani e i membri della giuria.
“La potenza delle immagini è fondamentale in una società bombardata da troppe informazioni- dice Fiori in apertura della giornata- Dobbiamo tornare a dare valore a ciò che comunichiamo. Ogni foto racconta una storia: e mostra il desiderio di continuare ad esserci, perché il legame che ci unisce e ci rende unici non si spezza mai”. Secondo Fiori, la persona è al centro, un principio che le immagini finaliste incarnano pienamente. “Ognuno di noi è un pezzo speciale e irripetibile dell’umanità, indipendentemente dall’avere una disabilità. Le istituzioni devono garantire che l’unicità di ciascuno non trovi ostacoli e, quindi, devono abbattere tutte le barriere, soprattutto quelle sociali e culturali. La fotografia ci aiuta in questo percorso perché non ha bisogno di spiegazioni: colpisce per ciò che è e fa intuire che dietro ogni immagine c’è un progetto di vita, un sogno, un significato”.
Il contest fotografico SuperAbile Inail ‘Quello che ci unisce’ è un’iniziativa nata per raccontare la disabilità attraverso la forza delle immagini, trasformando lo sguardo in strumento di inclusione e partecipazione. “Questo contest vuole promuovere una partecipazione piena di tutte le persone- continua Mazzetti- trasmettendo valori di comunione e vicinanza oltre ogni barriera fisica”.Sul palco Mariani, speaker motivazionale nato senza una gamba, ricorda l’importanza del linguaggio e della pro-abilità: “Oggi siamo sempre più chiusi in noi stessi. Bisogna riscoprire l’individuo nel suo potenziale, per farlo emergere nel gruppo. Una voce può arrivare, ma tante fanno il cambiamento”. Mariani ha ricordato come la fotografia sia un mezzo potente per generare emozioni che poi si traducono in azioni concrete.
Il contest, concluso lo scorso maggio, ha raccolto 137 fotografie e 58 partecipanti. Le immagini sono state selezionate prima da una commissione tecnica e poi da una giuria di qualità, valutate per originalità, efficacia del messaggio, qualità tecnica e livello artistico. I tre vincitori assoluti del concorso sono stati: Elisa Crestani, educatrice, con lo scatto ‘Contatto’, che racconta la relazione e il contatto umano come metafora di vicinanza e sostegno reciproco; Simona Simoncini, terapista della riabilitazione in pensione, con ‘Teatro inclusivo’, che immortala la forza della condivisione e dell’arte come strumento di inclusione; Marco Del Lucchese, fotografo e videografo professionista, con ‘Autonomi nell’amore, liberi nella cura’, che documenta il percorso di autonomia di persone con disabilità, evidenziando affetti e quotidianità.
Oltre ai vincitori, la giuria ha assegnato quattro menzioni speciali: Valentina Bazzani, giornalista, con ‘Il mare d’inverno’, un gesto d’abbraccio che racconta conforto e vicinanza; Giuseppe Rampolla, fotoreporter, con ‘Vibrazioni’, che celebra unione e partecipazione attraverso lo sport; Giovanni Dellisanti, operaio vittima di un infortunio sul lavoro, con ‘Non siamo un mondo a parte ma siamo parte del mondo’, simbolo di resilienza e inclusione nella quotidianità; Roberta Galizia, atleta paralimpica di tennistavolo e para surfing, con ‘Amicizia inclusiva’, che testimonia il valore dei legami al di là delle barriere fisiche.Queste fotografie non sono solo estetica, concordano fotografi, esperti e relatori, ma uno strumento di cambiamento sociale, capace di creare empatia, abbattere pregiudizi e mettere in luce la ricchezza della diversità. Come sottolinea il fotogiornalista Claudio Guaitoli, “sono foto da vicino: per realizzarle ci si deve avvicinare, comprendere, entrare in contatto con la storia e l’emozione che l’autore vuole trasmettere”. Le fotografie “ci chiedono di mettere da parte i pregiudizi”, aggiunge poi il fotografo Thomas Quintavalle, tra i relatori dell’evento. “Quello che ci unisce, citando il titolo del contest, secondo me è l’umanità, il riuscire a trovare un canale comune e in questo caso è stata la fotografia. Le immagini permettono alle persone, a prescindere dalle loro abilità o disabilità o pro-abilità, di trovare un punto di contatto, l’arte è un canale privilegiato che ci aiuta veramente a eliminare le barriere. Queste foto portano a dialogare, richiedono uno sforzo anche da parte di chi le guarda per entrare dentro alla scena, per immedesimarsi e meglio capire quello che l’autore vuole dire”. Un messaggio forte e chiaro, ribadito da Fiori: “Ogni goccia d’acqua può contribuire ad alimentare l’oceano. Così possiamo far crescere una cultura capace di valorizzare il potenziale presente in ogni storia”. Un invito a guardare la disabilità non come limite, ma come parte integrante della società, dove ogni persona ha diritto di esserci, esprimersi e contribuire.Tutti i partecipanti saranno riconosciuti con l’inserimento delle foto nel prossimo numero speciale di SuperAbile Inail, mentre i vincitori riceveranno un premio. Inoltre, sono state attribuite quattro menzioni speciali, ricordate durante la premiazione.
Ecco nel dettaglio i vincitori e i menzionati del contest SuperAbile Inail ‘Quello che ci unisce’
1 Elisa Crestani – “Contatto”Una fotografia poetica e simbolica realizzata in mongolfiera, che racconta la connessione tra persone, emozioni e pensieri. Il telo che separa le mani diventa metafora delle barriere superate dal desiderio universale di relazione.
2 Simona Simoncini – “Teatro inclusivo”Lo scatto cattura un gesto collettivo durante una scena teatrale inclusiva: un corpo sollevato diventa simbolo di sostegno, fiducia e comunità. Il teatro diventa spazio dove la diversità è risorsa e l’arte supera ogni barriera.
3 Marco Del Lucchese – “Autonomi nell’amore, liberi nella cura”Un momento quotidiano nella vita di persone con disabilità mostra autonomia e affetto. La fotografia documenta la fragilità come valore condiviso e celebra la dignità delle relazioni autentiche all’interno di un contesto sociale inclusivo.
4 Valentina Bazzani – “Il mare d’inverno” (menzione d’onore)Due persone si abbracciano davanti all’orizzonte invernale: un gesto semplice che diventa simbolo di legami, vicinanza e forza condivisa, trasformando la solitudine in calore umano e speranza.
5 Giovanni Dellisanti – “Non siamo un mondo a parte ma parte del mondo” (menzione speciale)Dopo un grave incidente sul lavoro, Giovanni ritrova forza e inclusione attraverso lo sport acquatico. Lo scatto a bordo piscina trasmette normalità, complicità e la ricchezza della diversità vissuta nei gesti quotidiani.
6 Roberta Galizia – “Amicizia inclusiva” (menzione speciale)La fotografia immortala l’amicizia tra persone con e senza disabilità durante un evento sportivo inclusivo. Gioia, libertà e collaborazione diventano simbolo di un’inclusione concreta, anche quando ciò che sostiene l’azione resta nascosto.
7 Giuseppe Rampolla – “Vibrazioni” (menzione speciale)Un gesto semplice nello sport: mani che si incontrano a simboleggiare unione, appartenenza e inclusione. Lo scatto, preciso e dinamico, racconta con immediatezza il valore della comunità e la potenza dello sport come linguaggio universale.
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