Dai portafiori rubati sulle tombe ai catalizzatori delle auto: i furti di rame e metalli crescono in tutta Italia. Un fenomeno che prospera sull’assenza di controlli e tracciabilità
Nel florido e sommerso mercato nero dei metalli, la nuova frontiera del profitto passa oggi per i loculi del cimitero di Ponticelli. Qui, tra lapidi e portafiori, si consuma uno dei volti più degradanti della microcriminalità: la sottrazione di portavasi in rame e ottone dalle tombe dei defunti, rivenduti poi a peso per pochi euro.
Un bottino irrisorio dal punto di vista economico, ma enorme sul piano simbolico. Perché profanare una tomba per il valore di un caffè e un cornetto non è solo un furto: è il segno di una miseria morale che non conosce fondo.
La denuncia arriva dall’ennesima segnalazione video di una cittadina, che documenta come interi settori del cimitero siano stati letteralmente spogliati. Il fenomeno dei furti di “oro rosso” ha ormai superato i confini tradizionali di cantieri e binari ferroviari, spostandosi verso luoghi sempre più vulnerabili e simbolicamente sensibili.
Quello che accade a Ponticelli non può essere archiviato come semplice vandalismo. È piuttosto la manifestazione di un sistema di ricettazione fuori controllo: se portafiori, marmitte catalitiche, cavi elettrici, grondaie e componenti industriali vengono rubati con tale frequenza, è perché esiste una rete pronta ad assorbirli, spesso senza alcuna verifica sulla provenienza.
Negli ultimi anni i furti di metalli hanno assunto forme sempre più diffuse e aggressive. Dalle marmitte catalitiche delle auto, smontate in pochi secondi per l’alto contenuto di metalli preziosi, ai cantieri edili e alle infrastrutture pubbliche, fino agli impianti elettrici e oggi perfino ai cimiteri. Un’escalation che mette a rischio sicurezza, servizi essenziali e memoria collettiva.
A questo scenario si affianca un altro fronte preoccupante: quello delle rapine a mano armata sugli assi viari, in particolare lungo arterie strategiche come l’Asse Mediano, dove bande organizzate prendono di mira automobilisti e pendolari, spesso alla ricerca di fedi nuziali, gioielli e oggetti facilmente rivendibili.
Fenomeni diversi, ma legati dallo stesso filo: la facilità di smaltimento della refurtiva e l’assenza di controlli efficaci a valle del reato. Finché rubare rame, oro o metalli preziosi continuerà a essere semplice e redditizio, i luoghi più fragili – dalle infrastrutture ai cimiteri – resteranno bersagli privilegiati.
📊 Furti e reati predatori in Italia – dati e tendenze
| Tipologia di reato | Incidenza / peso sul totale | Trend |
| Furti (complessivi) | 40–45% dei reati denunciati | 📈 In crescita |
| Furti in abitazione | 18–20% dei furti totali | 📈 In aumento |
| Furti con destrezza (borseggi, strappi) | 13–15% dei furti totali | 📈 Forte aumento |
| Furti di veicoli | 9–10% dei furti totali | ➡️ Stabile |
| Furti in esercizi commerciali | 6–8% dei furti totali | 📈 In aumento |
| Furti di metalli (rame, ottone, ferro) | Incidenza minore ma alto impatto | 📈 In forte crescita |
| – Catalizzatori auto | Inclusi nei furti su veicoli | 📈 In crescita |
| – Cantieri e infrastrutture | Fenomeno diffuso | 📈 In crescita |
| – Impianti elettrici | Fenomeno ricorrente | 📈 In crescita |
| – Cimiteri | Fenomeno emergente | ⚠️ In espansione |
| Rapine in strada / assi viari | 3–4% dei reati predatori | 📈 In aumento |
Il caso di Ponticelli pone dunque una domanda che va oltre l’indignazione: è possibile contrastare davvero questi fenomeni senza colpire il mercato che li rende profittevoli?
Senza tracciabilità, senza controlli sistematici e senza videosorveglianza efficace, ogni intervento rischia di restare una risposta parziale.
Nel frattempo, a pagare il prezzo più alto sono i cittadini: i vivi, costretti a convivere con l’insicurezza quotidiana, e i morti, ai quali viene negato persino il diritto al rispetto.
Fabio De Rienzo
