Periferie sempre più abbandonate
Un episodio di violenza inaudita ha scosso ieri il parcheggio del supermercato Lidl di Afragola, poco dopo mezzogiorno. Una coppia stava per iniziare la spesa quando l’uomo, sceso dalla vettura per prendere i sacchetti, si è ritrovato di fronte una scena da incubo: alcuni malviventi stavano forzando un’auto parcheggiata poco distante. Uno di loro gli ha puntato una pistola al volto, intimandogli di andarsene immediatamente:
“Vattene, non fiatare. Stiamo rubando la macchina”.
L’uomo, terrorizzato, è riuscito a fuggire e a rientrare nel supermercato, dove è stato colto da un malore ed è svenuto. La moglie, sconvolta, ha dato l’allarme e ha chiamato i soccorsi. L’episodio, pur non essendosi trasformato in tragedia, ha lasciato un trauma psicologico profondo nella coppia.
Non è un caso isolato: l’escalation della violenza predatoria
Quella che poteva sembrare una rapina isolata rappresenta invece il volto sempre più visibile di un fenomeno che attraversa le periferie del Napoletano: la criminalità predatoria armata, caratterizzata da una violenza crescente e da una spavalderia senza precedenti.
Non si tratta solo di furti: sempre più spesso, i criminali agiscono con armi in pugno, a volto scoperto, in pieno giorno e in luoghi affollati. Episodi che trasformano attività quotidiane – fare la spesa, parcheggiare l’auto, rientrare a casa – in potenziali momenti di terrore.
Il problema non è solo la criminalità, ma la percezione di totale impunità che alimenta comportamenti sempre più aggressivi.
Quartieri come Afragola, Caivano, Arzano, Crispano, Acerra e parti di Napoli Nord vivono una situazione che molti residenti definiscono “da zona franca”.
Il nodo irrisolto: periferie abbandonate e modello Caivano
Per mesi si è parlato del cosiddetto “modello Caivano”, presentato come esempio di recupero e ripristino della legalità tramite interventi straordinari. Ma a distanza di tempo, due sono le possibilità che emergono:
- o il modello è difficile da replicare perché mancano risorse, forza lavoro e visione complessiva,
- oppure, più preoccupante, si è trattato di un modello più propagandato che realmente applicato.
Fuori dall’attenzione mediatica, molte periferie restano un vuoto dello Stato: pattuglie insufficienti, controlli sporadici, territorio vastissimo, servizi pubblici ridotti all’osso. Uno spazio lasciato libero per chi delinque e che sa di potersi muovere senza grandi rischi.
I numeri della violenza armata nel Napoletano
Sebbene gli omicidi di matrice camorristica siano calati negli ultimi anni, a crescere è l’uso delle armi per intimidazioni, rapine e aggressioni.
Dati aggiornati (2023-2024):
- Circa 230 armi da fuoco sequestrate in un anno nella sola provincia di Napoli, contro le 155 dell’anno precedente.
- Aumento dei minori fermati con armi: 48 in un anno, rispetto ai 31 dell’anno precedente.
- Crescita delle “stese” (sparatorie intimidatorie in strada): da 59 casi registrati nel 2023 a 92 nel 2024.
- Recenti operazioni hanno documentato arsenali in auto, con fucili a canne mozze, pistole con matricola abrasa e oltre 100 cartucce, anche in zone a forte presenza commerciale come Afragola.
Questi numeri mostrano un quadro nitido: meno omicidi, più armi, più violenza diffusa e più criminalità predatoria. È un cambio strutturale e pericoloso.
Una comunità che chiede protezione
L’episodio del Lidl non è solo un fatto di cronaca, ma il sintomo di una frattura sempre più evidente: molti territori vivono senza la presenza costante dello Stato.
I cittadini lo percepiscono. Lo vivono sulla pelle.
C’è bisogno di una risposta concreta:
- più agenti e più pattuglie reali sul territorio,
- sistemi di videosorveglianza funzionanti e integrati,
- interventi strutturali nelle periferie,
- prevenzione sociale, lavoro, scuole, presìdi civili.
Non bastano annunci, non basta un modello sperimentale isolato: serve una strategia stabile, continua, coordinata.
Conclusione
La paura è diventata quotidianità in molte periferie del Napoletano.
L’aggressione armata di Afragola è solo l’ennesimo campanello d’allarme: non si può più ignorare un’emergenza che riguarda sicurezza, dignità e futuro delle comunità.
Raccontare questi fatti non significa alimentare allarmismo, ma dare voce a chi chiede semplicemente ciò che dovrebbe essere garantito a tutti: vivere senza il terrore di una pistola puntata in faccia mentre si scarica la spesa.
Fabio De Rienzo
